#liabbiamoaiutaticosì.Luca Govoni:un amico del passato

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Socrate so di non sapereSocrate so di non sapere

Per #liabbiamoaiutaticosì, vi propongo il racconto di Luca Govoni.

Luca è un blogger, un motociclista, un esperto di guida sicura e molto altro ancora… vi invito a leggere un punto di vista diverso e cioè da chi è stato aiutato lui.
Buona lettura.

Vorrei raccontarvi di un mio caro amico del passato, un individuo che mi ha dato tanto senza saperlo.

Quest’uomo arrivava persino ad affermare di non sapere nulla, tuttavia mi ha insegnato moltissimo.
Una di quelle persone che a prima vista non dicono nulla o quasi, ma che se osservate con attenzione possono aprirci un vero e proprio nuovo mondo di idee e possibilità. Non è stato ciò che egli esprimeva con il suo pur gradevole linguaggio verbale a colpirmi, bensì il suo esempio.

Osservandolo mi sono reso conto che le parole hanno poco valore, che le chiacchiere alla fin fine si perdono nel nulla e l’unica cosa che veramente conta sono le intenzioni individuali che motivano il fare. Un buon esempio di vita, di comportamento, ha il potere di risvegliare quella positività che sicuramente risiede da qualche parte nella mente di ogni persona.

Il mio amico è stato per me un modello di vita, senza saperlo. Sotto quegli abiti trasandati e quell’aspetto fisico così buffo si celava una personalità estremamente coerente e sincera, una di quelle capaci di mettere in crisi in un attimo le presunzioni e le sicurezze illusorie tipiche del pensare umano, trasmettendo al tempo stesso una spinta vitale verso la ricerca della verità.

Il mio antico compagno di viaggi si chiama Socrate. Ricordo le nostre intense passeggiate per le calde strade di Atene, le nostre conversazioni basate non tanto sulle certezze quanto sui dubbi. Rievoco con grande entusiasmo i suoi interrogativi all’apparenza scontati, ma terribilmente profondi una volta superata la barriera del preconcetto e dell’arroganza.

Al crepuscolo tornavo a casa fragile e tremolante come un bambino che abbia appena sognato un mostro inquietante. Tutti quei quesiti che Socrate mi poneva e poneva a se stesso mi mandavano in crisi. Cercavo di rispondere ad essi facendo ricorso alla mia razionalità, ma mentre lo facevo sentivo crescere dentro di me l’angoscia e l’insicurezza. A volte ero costretto ad interrompere le mie spiegazioni poiché rimanevo senza parole.

Rimembro in particolare un episodio. Il mio caro amico mi chiese che cosa fosse per me la paura. La domanda era facile ed io fornii una risposta del tutto convincente:

“La paura è una qualità dei deboli, tipica di chi teme le cose della vita”.

“Quindi sostieni che la paura riguarda la vita, caro Luca”.

“Certo”, dissi io.

Socrate mi domandò a quel punto se io avessi mai provato paura nella mia vita ed io naturalmente gli risposi di no.

“E per quanto riguarda la morte?”, tuonò Socrate.

Non capivo perché ora cercasse di spostare il discorso su un argomento tanto scabroso. Non mi piaceva la piega che stava prendendo la conversazione e così tentai di fare un passo indietro:

“La vita è gioia e la morte è dolore. Preferisco pensare alla prima piuttosto che alla seconda”.

“Perché non vuoi pensare alla morte, caro Luca?”.

Le sue insistenti domande sul tema della fine della vita iniziavano ad indispormi. Dove voleva arrivare? Voleva forse destabilizzarmi, indebolirmi, arrecarmi sofferenza? Eppure fino a quel momento mi era parso un uomo di buon cuore.

“Luca, io non conosco la morte essendo ora vivo. Tuttavia, perché dovrebbe spaventarmi ciò che non conosco?”.

“Ma io non ho paura della morte, Socrate, però non ci voglio pensare”.

“Luca caro, non hai affermato poc’anzi che i deboli temono le cose della vita? Se la vita conduce alla morte potremmo legittimamente supporre che le due cose siano parte di uno stesso progetto”.

Non sapevo più cosa dire, mi sentivo confuso e fragile al tempo stesso.

“Luca, la fine della vita non è forse parte della vita stessa?”.

Non ne potevo più di quelle continue domande. Inventai una scusa per poter tornare a casa. Volevo rimanere solo e scacciare dalla mia mente quei pensieri negativi.

Ricordo che durante la breve camminata verso casa pensai per qualche istante di non voler più rivedere Socrate. Non era quella persona buona e amichevole che avevo creduto nei primi tempi della nostra conoscenza. Se ora stavo male era per colpa sua.

Passarono due giorni nei quali non feci altro che pensare alle ultime parole del mio amico. Trascorsi quel tempo in solitudine poiché la presenza di altre persone mi arrecava turbamento. Vedevo Socrate in ogni altro individuo che mi si presentava davanti.

Il terzo giorno cominciai inspiegabilmente a stare meglio e il ricordo degli interrogativi del mio compare mi indisponeva di meno. Il quarto giorno capii che la mia era effettivamente paura, la stessa paura che andavo criticando nelle persone deboli. Ma di cosa avevo paura?

La mia domanda trovò risposta il quinto giorno: non era la certezza della morte a spaventarmi, bensì l’idea che mi ero fatto di essa. Accidenti, aveva ragione Socrate anche questa volta: avere paura di una cosa sconosciuta non ha senso.

Il sesto giorno feci un ulteriore piccolo passo verso la verità. Ogni fatto sconosciuto merita di essere approfondito. Le domande del mio compagno di passeggiate non erano dunque finalizzate a ferirmi, tutt’altro! Egli voleva semplicemente conoscere e capire meglio un fenomeno apparentemente così lontano dalla vita: la morte.

Per farlo c’era un solo modo: partire dalla paura di essa.

Il settimo giorno ebbi l’impressione che fossero trascorsi decenni da quando tornavo a casa turbato e impaurito dopo aver conversato con Socrate. Sperimentai l’impulso incontenibile di andare a cercare nuovamente il mio vecchio amico. Mi sentivo tranquillo. La mia intenzione non era quella di fornire una risposta ai suoi antichi quesiti, anzi io stesso avevo ora tantissime domande da condividere con il mio saggio amico di vita.

Socrate, senza saperlo, mi aveva appena regalato un grandissimo esempio di vita. Con le sue insistenti domande, con il suo non dare mai niente per scontato, era riuscito ad influenzare positivamente il mio modo di pensare e di affrontare le cose. Ora sapevo di non sapere, proprio come affermava lui stesso di tanto in tanto. Ora non viaggiavo più inseguendo risposte accomodanti, bensì in cerca di nuove domande.

Grazie Socrate.


Una domanda che non posso fare a meno di pormi dopo ogni mia conversazione con Socrate è la seguente: ma quanto sarebbe bello viaggiare in moto in sua compagnia!? Me lo immagino sulla sua vecchia Lambretta che odora di olio bruciato, che vaga di monte in monte alla ricerca di luoghi ameni nei quali poter passeggiare in tranquillità. Perché camminare stimola il pensiero e il canto degli uccelli è musica per l’anima.

socrate in lambretta di Luca Govoni

Non sarebbero in molti ad unirsi a lui nei viaggi motociclistici e nelle relative conversazioni filosofiche, ma io non mancherei di certo!

Però su un punto credo che ci troveremmo in disaccordo: lui non ha mai scritto nulla perché sosteneva che la ricerca della verità va perseguita attraverso il confronto verbale fra le persone. Io naturalmente cercherei di convincerlo a scrivere le sue riflessioni sul mio blog motovita.it .

Tu scrivimi le tue, qui sotto.


 

Ringrazio Luca Govoni per il suo racconto, certamente fonte di meditazione. Se anche tu hai una storia da raccontare, leggi come farlo da questo link, e scrivi cosa dell’amico di Luca qui sotto!
Al prossimo racconto…

 

silvia camnasio
Lavoro alla Moto 39 dalla sua nascita. Oggi mi occupo prevalentemente di rispondere ai quesiti che i loro clienti mi pongono, tramite questo blog, sotto forma di articoli, oppure direttamente via mail. Puoi pormi le tue domande scrivendomi via mail vespamoto39@gmail.com, ti risponderò direttamente o tramite un post su questo sito. Oggi un nuovo progetto #liabbiamoaiutaticosì! Vogliamo raccogliere storie vere, di persone normali per qualcuno e speciali per qualcun' altro. L'idea è nata come pretesto per raccontarti cosa possiamo fare noi per te per aiutarti, ma sta diventando invece l'occasione per raccontare cosa, ognuno di noi, ha fatto per qualcun'altro.
Partecipa anche tu, scrivi a vespamoto39@gmail.com o contattami attraverso il link dedicato racconteremo insieme #liabbiamoaiutaticosì.

Comments

  1. Il mio scopo voleva proprio essere quello di invogliare le persone a fermarsi un attimino per riflettere.
    Ogni tanto fa bene mettere da parte tutti i vari “devo fare” per iniziare a prendere in considerazione gli aspetti un po’ più spiritualistici della vita…
    La paura è un freno che cerca di tenerci legati al piano materialistico.

    Buon anno a tutti!

    😉

  2. Grazie Luca, la tua partecipazione è stata preziosa, e spero che aiuti molti a pensare alle proprie paure, per riuscire a superarle.

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